top of page

Sae, Erica Sfredda è la nuova presidente «Vorrei dare parola all’ecumenismo giovane»

Laura Caffagnini

Mon Oct 11 2021 22:00:00 GMT+0000 (Coordinated Universal Time)

Per la prima volta nella sua storia – iniziata ufficialmente nel 1966 ma preceduta da un’attività ventennale di dialogo della sua fondatrice, Maria Vingiani – il Segretariato attività ecumeniche (Sae) ha una presidenza protestante.

Per la prima volta nella sua storia – iniziata ufficialmente nel 1966 ma preceduta da un’attività ventennale di dialogo della sua fondatrice, Maria Vingiani – il Segretariato attività ecumeniche (Sae) ha una presidenza protestante. Le elezioni, svoltesi domenica 3 ottobre a Roma al termine delle celebrazioni del centenario della nascita di Vingiani, hanno premiato Erica Sfredda, predicatrice valdese, che succede a Piero Stefani, in carica fino al 31 dicembre 2021. La neo presidente sarà affiancata da quattro membri eletti per il Comitato esecutivo: Simone Morandini, Donatella Saroglia, Livia Gavarini, Francesca Del Corso.

Erica Sfredda, laureata in Lettere moderne, è stata funzionaria all’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona; da due anni vive con il marito e il figlio a Torino dove lavora presso gli uffici municipali. Si è laureata in Scienze bibliche e teologiche alla Facoltà valdese di Teologia di Roma e dal 2015 svolge il servizio di predicatrice locale. Nata a Milano, è cresciuta a Rovereto in una famiglia protestante: la madre Florestana Piccoli, valdese, e il padre Emidio, metodista, predicavano nelle rispettive chiese ed erano impegnati nell’ecumenismo. «Ho iniziato a frequentare il Sae a 16 anni con i miei genitori alla sessione di formazione della Mendola» spiega Sfredda. «L’Agesci prima, e il Sae poi sono stati due luoghi importanti per la mia formazione spirituale, senza i quali non sarei quella che sono. A Rovereto eravamo solo due nuclei protestanti e celebravamo i culti in casa. Alla Mendola ho conosciuto la Chiesa valdese e ho incontrato figure protestanti di spicco come Paolo Ricca, Valdo Bertalot, Mario Sbaffi, Emmanuele Paschetto».

Insieme all’identità confessionale, Sfredda ha sviluppato quella ecumenica. «Sono cresciuta con coetanei di diverse confessioni, alcuni dei quali sono nel Comitato esecutivo. Ho dialogato con fratelli cattolici e ortodossi. Persone come don Luigi Sartori e don Tonino Bello hanno segnato la mia formazione. Al Sae ho acquisito la percezione profonda che non si può essere cristiani senza essere ecumenici». Dopo diversi anni, ormai adulta, riceve l’invito a predicare a un culto nella Chiesa valdese di Verona e questo la condurrà a svolgere un servizio permanente. «Sono diventata predicatrice sotto la spinta e l’entusiasmo dei miei fratelli e delle mie sorelle ghanesi nell’ambito del progetto “Essere Chiesa Insieme”. Al di là degli studi universitari, la mia formazione è con loro che mi hanno insegnato tanto'.

Anche la presidenza del Sae, spiega Sfredda, è partita da un invito, di soci. «Per settimane ho detto di no, infine ho accettato. Mi hanno convinta sulla necessità di un presidente protestante e sul fatto che ho i doni per esercitare. Ora lo vedremo. Molti mi hanno votata: vuol dire che c’è un’associazione dietro di me convinta che possiamo andare avanti insieme. Ci proverò. Il futuro è tutto da inventare. Ho delle idee, però voglio riflettere insieme al Comitato esecutivo, in un lavoro collegiale, e insieme ai gruppi locali che sono il lievito dell’associazione. Vorrei che il Sae tutto lavorasse insieme per essere ancora di più la realtà viva che è. La sessione di formazione ecumenica, seppur importantissima, non raduna tutti i membri, per cui vorrei trovare ambiti trasversali per coinvolgere tutti su diversi temi: il genere, il creato, l’intercomunione. Credo che i giovani siano interessati alla spiritualità, e alla spiritualità ecumenica. A loro vorrei dare la parola».

bottom of page