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Il Papa: la sinodalità non è uno slogan. Esprime la natura, lo stile della Chiesa

Stefania Falasca

Sat Sep 18 2021 22:00:00 GMT+0000 (Coordinated Universal Time)

«Ci sono molte resistenze a superare l’immagine di una Chiesa rigidamente distinta tra capi e subalterni, tra chi insegna e chi deve imparare, dimenticando che a Dio piace ribaltare le posizioni... La Chiesa sinodale ripristina l’orizzonte da cui sorge il sole Cristo: [....]»

«Ci sono molte resistenze a superare l’immagine di una Chiesa rigidamente distinta tra capi e subalterni, tra chi insegna e chi deve imparare, dimenticando che a Dio piace ribaltare le posizioni... La Chiesa sinodale ripristina l’orizzonte da cui sorge il sole Cristo: innalzare monumenti gerarchici vuol dire coprirlo...Quando la Chiesa è testimone, in parole e fatti, dell’amore incondizionato di Dio, della sua larghezza ospitale, esprime veramente la propria cattolicità... Essere Chiesa è un cammino per entrare in questa ampiezza di Dio...».
Un discorso intenso quello che il Vescovo di Roma ha voluto rivolgere ieri alla sua diocesi fondata dal sangue di Pietro e Paolo. Un intervento articolato che, addentrandosi nella Scrittura, mette a fuoco i punti nodali della natura e della missione della Chiesa e nel quale più volte il Papa ha alzato gli occhi dal suo testo scritto per inserire sottolineature a braccio volte a far comprendere bene la sorgente e l’importanza del cammino sinodale a cui è chiamata la Chiesa in vista dell’Assemblea del Sinodo dei vescovi del 2023. «Sarebbe una figuraccia per il Papa e per la diocesi se non si impegnasse in questo cammino » ha esordito scherzando con i partecipanti al Convegno della diocesi di Roma riuniti nell’Aula Paolo VI dopo il breve saluto del vicario di Roma, il cardinale Angelo De Donatis. Ma indicando ancora una volta gli Atti degli apostoli come testo paradigmatico a cui conviene far riferimento per riconoscere quali sono le sorgenti e la natura propria della missione a cui è chiamata la comunità ecclesiale, ha subito rimarcato: «Questo itinerario è stato pensato come dinamismo di ascolto reciproco, coinvolgendo tutto il popolo di Dio. Non si tratta di raccogliere opinioni, perché non è un’inchiesta questa, ma di ascoltare lo Spirito Santo». Per il Papa il tema della sinodalità non è il capitolo di un trattato di ecclesiologia, e tanto meno una moda, uno slogan o il nuovo termine da usare o strumentalizzare: «No! La sinodalità esprime la natura della Chiesa – ha affermato – la sua forma, il suo stile, la sua missione. E quindi parliamo di Chiesa sinodale, evitando, però, di considerare che sia un titolo tra altri, un modo di pensarla che preveda alternative. Non lo dico sulla base di un’opinione teologica, neanche come un pensiero personale, ma seguendo quello che possiamo considerare il primo e il più importante “manuale” di ecclesiologia, che è il libro degli Atti degli apostoli». «Il libro degli Atti – ha spiegato - è la storia di un cammino che parte da Gerusalemme e si conclude a Roma. Questa strada racconta la storia in cui camminano insieme la Parola di Dio e le persone che a quella Parola rivolgono l’attenzione e fede. Tutti sono protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa. I ministeri, allora, erano ancora considerati autentici servizi. E l’autorità nasceva dall’ascolto della voce di Dio e della gente - mai separarli! - che tratteneva “in basso” coloro che la ricevevano. Il “basso” della vita, a cui bisognava rendere il servizio della carità e della fede'. Il Papa si è perciò soffermato a non discriminare nessuno, a non fare della parrocchia un club e sul fatto che è lo «Spirito il grande protagonista».
E per spiegare come questo dinamismo non sia appalto di addetti ai lavori perché «l’impulso e la capacità vengono dallo Spirito» così come ha detto da Cristo stesso, il Vescovo di Roma ha affermato che «Chiesa sinodale significa Chiesa sacramento di questa promessa» e a braccio ha ribadito: «Noi saremmo Chiesa se procederemo su questa strada... Ci saranno sempre discussioni, ma le soluzioni - ha poi ripreso - vanno ricercate dando la parola a Dio e alle sue voci in mezzo a noi; pregando e aprendo gli occhi a tutto ciò che ci circonda; praticando una vita fedele al Vangelo; interrogando la Rivelazione secondo un’ermeneutica pellegrina che sa custodire il cammino cominciato negli Atti degli apostoli». «Questa ermeneutica – ha quindi domandato il Papa – è iniziato con il Concilio? No! È cominciata con il primo Concilio degli apostoli». Ritornando così al Concilio di Gerusalemme, il primo nella storia della Chiesa, ha esortato a ricordare sempre quanto dissero lì gli apostoli: «Abbiamo deciso lo Spirito santo e noi» per non scadere in un «parlamento diocesano» e fugare la «tentazione di fare da soli, come se, asceso al cielo, il Signore avesse lasciato un vuoto da riempire». Il Papa ha quindi ripreso sant’Agostino per dire il posto che deve occupare il pastore nel gregge ed è ritornato sulla felice formula di san Vincenzo di Lérins per spiegare che non si può conservare il «deposito della fede» senza farlo progredire. Anche le modalità concrete di svolgimento del cammino sinodale dovranno evitare la tentazione di concepire e presentare parrocchie, movimenti e comunità ecclesiali come se fossero club esclusivi: «Mi raccomando – ha detto il Vescovo di Roma – lasciate aperte porte e finestre, non vi limitate a prendere in considerazione solo chi frequenta o la pensa come voi... che saranno il 4 o cinque per cento... Permettete a tutti di entrare... Permettete a voi stessi di andare incontro e lasciarsi interrogare, che le loro domande siano le vostre domande». «Sono venuto qui per incoraggiarvi a prendere sul serio questo processo sinodale e a dirvi che lo Spirito Santo ha bisogno di voi – ha detto infine il Papa –. Ascoltatelo ascoltandovi. Non lasciate fuori o indietro nessuno. Farà bene alla diocesi di Roma e a tutta la Chiesa, che non si rafforza solo riformando le strutture, dando istruzioni, offrendo ritiri e conferenze, o a forza di direttive e programmi, ma se riscoprirà di essere popolo che vuole camminare insieme, tra di noi e con l’umanità».

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