Vita di don Giovanni Rossi

di Roberto Magni

 

2. Dodici anni con il Cardinal Ferrari

 

Nel suo lungo episcopato milanese il Cardinal Ferrari visse certamente uno dei periodi più travagliati della Chiesa in Italia per la crescente azione anticle­ricale e le aspre lotte sociali segnate dai primi moti rivoluzionari. Di fronte agli immensi bisogni religiosi e sociali, ai problemi della famiglia, della scuola, della vita pubblica, del mondo del lavo­ro, egli profuse ogni energia per evange­lizzare la fede e tutelarne i diritti, con un vasto movimento di stampa, di azione cattolica e di ogni altra forma di attività adatta a penetrare in mezzo al popolo per richiamarlo alla vita cristiana. Fece ancora echeggiare il motto desti­nato a divenire celebre: "bisogna uscire dalle sacrestie! Noi preti non bastiamo più; non possiamo andare ovunque né avvicinarci a tutti, perché impediti da tanti pregiudizi nei nostri riguardi. Ai laici invece è più facile". A questi laici, soprattutto ai giovani, rivolse il suo ap­pello per invitarli a portare Gesù Cristo nel cuore della vita sociale con un programma sempre più intenso di azione cattolica e di organizzazioni sociali. In questa atmosfera Don Giovanni ebbe modo di formarsi a una vita forte­mente interiore, assetata di apostolato e di santità, di vivere e farpropria l'ansia del grande Arcivescovo per una anima­zione cristiana e moderna del proprio tempo.

Amava ripetere: "il Cardinal Ferrari fu per me il Padre e la Madre del mio spi­rito. Tutto ebbi da Lui: soprattutto la fede e l'amore a Nostro Signore Gesù Cristo". Raramente il Cardinale esorta­va quanti stavano accanto a lui con la parola, ma incessantemente li infiam­mava con il suo ardore e li sospingeva con il suo esempio. Don Giovanni visse con lui per quasi dodici anni, fino alla morte del santo Arcivescovo. Fu un pe­riodo determinante per tutta la sua vita. Mentre attendeva alle sue mansioni di segretario, il Cardinale incitava Don Giovanni a esercitarsi nel parlare e nel­lo scrivere, dicendo: quello che non si sa, si impara. Ebbe anche l'incarico di interessarsi della nascente Parrocchia di S. Maria del Rosario in Milano. Ma ben presto Don Giovanni si incontrò con i giovani che sempre più numerosi e vivaci si muovevano nell'Arcivesco­vado. Fu nominato Vice Assistente del­la Federazione Giovanile Milanese. La sua partecipazione al movimento giovanile divenne ancora più intensa e fattiva all'inizio della prima guerra mondiale quando, dopo il richiamo alle armi della maggiore parte degli iscritti, le associazioni trovarono un rinnovato slancio e un più rigoglioso sviluppo con i giovanissimi.

Venne poi la fondazione della Gioventù Cattolica Femminile che da Milano in breve tempo si diffuse per tutta l'Italia. Dopo alcuni mesi di preparazione, il nuovo movimento veniva ufficialmen­te inaugurato dal Card. Ferrari nella Chiesa di S. Sepolcro la prima domenica di Quaresima del 1918.

Assistente Ecclesiastico Diocesano del­la Gioventù Cattolica Maschile e di quella Femminile, Don Giovanni di­venne il grande animatore di una attivi­tà sempre più intensa da un estremo all'altro dell'immensa Diocesi. E men­tre si dilatavano tante opere sociali, eco­nomiche, politiche, nella Gioventù Cat­tolica maschile e femminile si formava­no - nelle cosidette scuole di propagan­da - gruppi di giovani che si dedicavano all'apostolato della parola per fare conoscere anche fuori della Chiesa la perso­na e la dottrina di Gesù Cristo.

Nel fervore frenetico di tanta attività riusciva difficile, se non impossibile, stabilire una distinzione precisa fra l'ini­ziativa del Cardinale e quella del suo se­gretario. Don Giovanni ha sempre la­sciato cadere il discorso a questo riguar­do, senza approfondirlo anche di fronte a valutazioni o apprezzamenti alle volte arbitrari. Viene comunque spontaneo pensare a una duplice prospettiva: da una parte il timore di togliere al Padre e Maestro anche una minima parte di benemerenza; dall'altra l'opportunità di salvaguardare con il prestigio e la por­pora del Cardinale le idee alle volte troppo nuove e ardite di un giovane pre­te di circa trent'anni.