Messaggio in occasione della S.Pasqua 2021 di Tonio Dell'Olio, Presidente della Pro Civitate Christiana, rivolto ai Volontari ma anche agli amici che ne condividono il percorso.
Grano_02.jpg

Carissime VOlontarie e VOlontari
e carissime PreVOlontarie e PreVOlontari,

ci siamo avviati per i sentieri e i tornanti di questa Quaresima avendo nella mente e nel cuore la lezione del seme. Forse abbiamo imparato, o quanto meno intuito, che quella del seme che cade nella terra è una scuola ardua e faticosa, impartita con un linguaggio aspro. Si tratta di un apprendimento al buio, senza lavagne e senza libri se non quelli della vita e delle sue giornate. Di "dad" nemmeno a parlarne! Ogni volta che pensi di aver capito ormai tutto, devi umilmente ricrederti perché saltano fuori sfumature e imperativi che avevi trascurato prima. Ogni qualvolta pensi che finalmente è suonata la campanella, ti ritrovi in un'altra zolla e quel suono che pensavi di aver udito distintamente, si rivela come una triste illusione uditiva.

Tra le cose che personalmente credevo di aver compreso da tempo e che, al contrario, la scuola del seme mi induce ad approfondire, vi è quello del nascondimento. È vero che tante volte ho pensato e definito il buio della terra ora come silenzio, ora come discrezione, ora come solitudine, ora come nascondimento. Ma negli ultimi tempi vi confesso che mi è successo di aver incontrato persone che mi hanno fatto pensare al buio della terra attorno al seme come isolamento straziante, condanna all'afonia, ovvero all'incomunicabilità. È qualcosa di molto diverso da quel che mi ero figurato! Ad esempio è l'invisibilità di popoli, etnie, comunità, villaggi dispersi in un deserto o in una foresta e condannati alla fame, alla sete, alla morte senza che il resto del mondo lo sappia. In quelle situazioni non manca soltanto il servizio dell'informazione che è la prima forma di carità e di soccorso che potrebbe muovere e smuovere a solidarietà o a indignazione, ma anche quel selciato dei poveri che è la preghiera nuda e impotente. Se una situazione non ha luce, non la conosciamo e, pertanto, non possiamo nemmeno rivolgere un pensiero a Dio facendoci voce di quella miseria!

Poi credo d'aver intuito un'altra sfumatura che è l'intimità del dolore del seme destinato a morire. Dalle mie parti c'è un modo di dire che letteralmente si può tradurre così: "Il dolore è nell'unghia" e indica un dolore individuale invisibile. Spesso si tratta di un limite, di un torto, di una sofferenza talmente personale da non poter essere diffusa e talvolta nemmeno descritta. Resto ammirato della capacità che la moderna scienza medica è riuscita a sviluppare nell'imprigionare il dolore fisico ma questo non ha niente a che vedere con il dolore che è nell'unghia. Si tratta dell'umiliazione subita, del dispiacere provato, di ciò che è inconfessabile, del mare di lacrime nascoste e di maschere sorridenti che la sofferenza la custodiscono più che nasconderla. È la condizione in cui non trovi nemmeno le parole. Anche in questi casi il seme muore nell'oscurità e nella solitudine.

Quindi faccio riferimento a un dolore non conosciuto o a una dimensione, una sfumatura di un dolore evidente. Un substrato della sofferenza visibile.

E allora un impegno che mi permetto di chiedervi di assumere coralmente, in comunione, come famiglia della Pro Civitate Christiana è che ci impegniamo a pregare per il dolore del seme nascosto o, se preferite, per il dolore nascosto del seme. Se riusciremo ad aggiungere anche le nostre lacrime a quelle di chi soffre silenziosamente, irrigheremo meglio il terreno che genera nuova vita, aiuta il germoglio, accompagna la lotta tra la fragilità assoluta del filo d'erba e la crosta dura della terra. Allora, forse non si spalancheranno sepolcri, ma almeno saremo circondati di fiori. "Siano i nostri occhi capaci di vedere le ferite e le speranze del mondo, affinché pregando e praticando la giustizia, camminiamo con le donne e gli uomini del nostro tempo".

È questo l'augurio che voglio giunga a ciascuna e ciascuno da una Cittadella desertificata ma non deserta, confitta ma non sconfitta, provata ma mai prostrata. Ed è - credetemi - un augurio faticoso e duro ma che profuma di una Pasqua che può essere celebrata solo se vissuta. Perché la celebrazione non è mai un rito rubricale ma piuttosto la vita che si fa offerta. Questa Pasqua ci aiuta a sentirci molto di più in comunione con quell'immensa folla di umanità nascosta e dolorante che non perde la speranza di riempirsi gli occhi di luce, di sperare contro ogni speranza, in una sola parola di risorgere: "...ci accompagni l'ardente speranza della Resurrezione".

Se è così, Buona e Santa Pasqua, fratelli e sorelle. A voi, alle vostre famiglie, a chi ci ha preceduto e a chi seguirà.

Hasta la paz!

                                                                                         Tonio Dell’Olio presidente


Assisi, 31 marzo 2021 - Mercoledì santo