«Il mio impegno di suora fra le vittime della tratta Il Vangelo è liberazione»

Laura Badaracchi

Fri Mar 12 2021 23:00:00 GMT+0000 (Coordinated Universal Time)

Fra qualche giorno compirà 65 anni e da quasi 26 la sua missione è accompagnare le vittime di tratta a riprendere in mano la loro vita, con l’apporto di altre consorelle Orsoline del Sacro Cuore di Maria.[...]

Fra qualche giorno compirà 65 anni e da quasi 26 la sua missione è accompagnare le vittime di tratta a riprendere in mano la loro vita, con l’apporto di altre consorelle Orsoline del Sacro Cuore di Maria. Vicentina prima trapiantata a Caserta e da un anno e mezzo a Roma, suor Rita Giaretta si è sentita sempre incoraggiata da papa Francesco. «Cerchiamo di prendere sul serio quello che non smette di ripetere da 8 anni: i poveri ci stanno evangelizzando, sono i nostri catechisti. Non bisogna vederli solo come persone da aiutare: avviene uno scambio, si crea un’amicizia, un Vangelo nuovo della relazione», ricorda suor Rita. Questo caposaldo bergogliano include ovviamente anche le donne trafficate e chi vive accanto a loro: «Fin da subito ci siamo sentite prese dentro questo abbraccio, tenute mano nella mano da un padre, esortate a continuare questo cammino. Nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2015, già nel titolo “Non più schiavi ma fratelli” ha rimarcato con forza incredibile la necessità di liberare il Vangelo della vita e della speranza anche nell’ambito della tratta». E le sue parole sono sempre seguite o precedute da gesti concreti di vicinanza, misericordia: «Nello stesso anno, durante il rito della lavanda dei piedi, il Giovedì Santo nel carcere di Rebibbia, c’era anche una donna nigeriana che conosco. Un segno bellissimo».
In questi anni la religiosa ha avuto il dono di incontrare e salutare il Pontefice con suore di altre Congregazioni che lottano come lei ogni giorno contro la tratta e a volte insieme ad alcune ragazze che ne sono uscite. «L’unica parola che continuava a ripeterci è: “Avanti” – afferma suor Rita –. Perché il Vangelo della liberazione ha bisogno di squarciare confini e gabbie, i volti e le storie hanno bisogno di essere toccati con il Vangelo. Il Signore si serve di noi: siamo le mani, il cuore, l’intelligenza per prolungare questo impegno». Nel 2014 quattro consacrate, al termine della Messa mattutina a Casa Santa Marta con Francesco, hanno chiesto al Papa che ci fosse in ambito ecclesiale un momento dedicato alle vittime del traffico di esseri umani, sfruttate e prostituite sulle nostre strade. «Lui abbassò lo sguardo con commozione e ci rispose: “Lasciatemi pensare”. L’8 febbraio 2015 istituì la prima Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, nella memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese prima liberata e poi suora canossiana».
Fra gli ultimi gesti di prossimità a questo mondo ferito, papa Bergoglio ha firmato la prefazione al volume Io sono Joy, uscito a fine gennaio e scritto da Mariapia Bonanate, che ripercorre la storia di una ragazza nigeriana oggi 27enne accolta tempo fa da suor Rita a “Casa Rut”, a Caserta. «Nel 2018 il Papa le disse: “Studia, vai avanti, sono con te”. E lei lo ha ascoltato. Dopo il diploma vuole frequentare psicologia all’università. Spero che tanti cardinali, vescovi, sacerdoti leggano il libro e facciano qualche omelia per aiutare il mondo maschile a liberarsi. E al Papa auguro di continuare a dare un volto più femminile alla Chiesa».